martedì 20 novembre 2007

Storia di un pozzo di petrolio



Il petrolio sta scendendo sotto i 94 dollari al barile (qui ) mentre l'euro avanza ancora. Intanto e' di ieri un articolo di Repubblica sulla storia del Cantarell (in rete ho trovato: qui e qui) come a voler prendere da esempio questo grande pozzo con la vicenda intera del petrolio.. l'analogia con l'andamento del picco e' palese.

C'era una volta: 65 milioni di anni fa, il destino ha spazzato via dalla Terra i dinosauri, quando un meteorite del diametro di dieci chilometri ha colpito la penisola della Yucatàn. L´epicentro dell´impatto è su quella che, oggi, è la costa dello stato messicano di Campeche, a Chicxulub, che, in lingua maya, significa «la coda del diavolo». Qui che si sviluppa Cantarell.

Nel 1971, un pescatore di gamberetti, Rudesindo Cantarell si reca piu' volte a Veracruz convinto che ci sia una perdita di qualche oleodotto della Pemex la compagnia nazionale del petrolio per chiedere risarcimenti. E regolarmente viene messo alla porta, finché, esasperati, gli uomini della Pemex si decidono ad andare a vedere e capiscono di aver trovato un tesoro.

Il giacimento è contenuto in confini ben definiti, sormontato da una bolla di gas, che ne mantiene la pressione e favorisce la fuoriuscita del greggio. Nel 1979 è già in produzione e nel 1981 arriva a 1,16 milioni di barili (0,18 km³) al giorno. La produzione poi si abbassa arrivando a 1 milione nel 1995. La Pemex cominciò a iniettare dell'azoto a partire dal 1997, l´impianto creato per fornire l´azoto da pompare nel giacimento, da solo, raddoppia la produzione mondiale di questo gas. Il risultato del pompaggio è estremamente positivo, si ritorna a ritornare a 1,6 milioni di barili al giorno nel 2002, e a 2,2 nel 2004.
Questo fa di Cantarell il secondo più grande produttore mondiale dopo il campo di Ghawar in Arabia Saudita.

Poi la brusca caduta: pompare ancora più azoto significherebbe strangolare i pozzi, bloccare in fondo il greggio. Il pompaggio si ferma, il flusso diminuisce: di un quinto in un solo anno.

Il 12 agosto 2004, Luis Ramírez Corzo, il direttore del dipartimento delle esplorazione e della produzione della Pemex, ha annunciato che la produzione diminuirà a partire dal 2006 ad un ritmo del 14% per anno.
«Oggi – dice Shields, analista petrolifero indipendente, direttore del periodico messicano Energia – siamo già a solo 1,4 milioni di barili al giorno. Nel 2013 saranno 600 mila, 450 mila nel 2015».

Il punto chiave è che non c´è niente di eccezionale nella morte di Cantarell.
I grandi giacimenti sono tutti destinati a ripercorrerne inevitabilmente la traiettoria. La sua è una traiettoria standard. Il giacimento perde colpi, si inietta gas, la produzione risale. Ma è come drogare un cavallo da corsa. Dopo una corsa sfrenata, non ne ha più per sempre.

I superpozzi da almeno 500 mila barili, dicono gli esperti, li abbiamo già trovati tutti. Fino al 1970, ne erano stati scoperti otto. Fra il ´70 e l´80 due. Da allora, solo uno.

L´Agenzia internazionale per l´energia prevede, nel prossimo decennio, una domanda globale di petrolio pari a 116 milioni di barili al giorno. Oggi, la domanda è già di 85 milioni di barili e cresce di quasi il 2 % annuo.
I capi di due delle maggiori compagnie petrolifere mondiali, la Conoco e la Total, hanno ambedue detto che non vedono come si possa mai arrivare a produrre più di 100 milioni di barili al giorno. Cento e non oltre!

9 commenti:

ettore ha detto...

ho visto su report forse la settimana scorsa che due impianti di energia alternativa sono fermi da due mesi.
l'enel deve dare l'autorizzazione.
le risorse alternative ci sono non si vogliono sviluppare.
ciao paola

< em > ha detto...

OT allora au revoir paola, benvenuta suburbia...

fausto ha detto...

c'è voluta una gran pazienza ma i cormorani si prenderanno la loro rivincita ;)

Nicola Andrucci ha detto...

se non cominciamo a ragionare in modo post-petrolio, la vedo male!

Riverinflood ha detto...

No, non mi sono perso per la rete, solo un incredibile black-out adsl che ha tenuto lontano dal blog ma in compenso mi ha riposato la materia grigia. Un articolo estremamente interessante anche perché invita alla riflessione. Io la penso come Nicola.
E credo sia opportuno riflettere sul come rieducare la molta gente a riappropriarsi del concetto pianeta pulito. Una buona serata (ora mi metti in crisi) come ti saluto come paola o come suburbia?

novalis ha detto...

@Nicola: è vero, finchè non si comincia a voler credere e agire per un futuro sostenibile per le prossime generazioni, non si risolverà un bel niente. Questa logica egoistica del credere: tanto io non ci sono, porta solo alla distruzione del nostro pianeta, ed è una cosa infame solo pensarla.

@Suburbia: ho visto che hai cambiato nickname e volevo imitarti con qualcosa di nuovo anche per me, ho cambiato la foto, ma come vedi la mia convinzione era talmente bassa che sono già ritornato sui miei passi.
...son tutte cazzatine!

suburbia ha detto...

ettore infatti oramai ci sarebbe modo di diversificare e anche se non di arrivare al 100% almeno coprire il 20/30. Uffa :-(
em grazie
fausto quei pochi che rimangono :-(
nicola da qui proprio il nink: the end of suburbia
riverinflood spiace per il black out (ti alleni per il futuro :-), certo che anche io la penso come nicola e sono gia' al minimo dei miei consumi, non che consumista lo sia stata mai...
Salutami come vuoi, non c'e' problema, e' solo che molti hanno un nick e piaceva anche a me
novalis di questo passo ci saremo anche noi :-), comunque ciascuno di noi ha figli nipoti per cui vuole un futuro bello e non solo: ci sono milioni di persone che non lo stanno avendo bello, ORA.
Per il nick, si sono cazzatine.. Spero di non aver tradito la stima di nessuno con questa scelta.
(il tuo logo e' comunque bello.... poi ti riconosciamo sempre :-)

< em > ha detto...

semper OT deh, o sventurata, vuoi tu dire che non conosci megaloman..?

suburbia ha detto...

em te lo giuro... ne mai ne avevo sentito parlare. Ok vincero' la ripugnanza e seguiro' il link. :-)