mercoledì 2 aprile 2008

Accordare



Dopo un mio post basato essenzialmente su una piccolo doppiosenso maccheronico (per dire che la "cordata" non c'era ho messo cordless) mi e' venuto in mente di scrivere alcuni modi di dire che utilizzano la parola corda.
E si sono aggiunte delle cose davvero interessanti ed istruttive, grazie principalmente a Pierangelo.
Lasciarle relegate nei commenti era un vero peccato e allora ecco le piu' curiose copiaincollate direttamente :

DARE CORDA
ora non ce n'è più tanti in giro, ma una volta agli orologi si dava la corda tutte le sere prima di appoggiarli sul comodino, altrimenti si fermavano.

ACQUA ALLE CORDE
Un certo Bresca di S.Remo, capitano di un bastimento e quindi esperto nell'uso delle corde, cioè delle sartie, sapeva bene che queste si accorciavano quando vengono bagnate. Facendo tesoro della sua esperienza, gridò "acqua alle corde" quando, il 10 settembre 1586, assistendo al sollevamento dell'obelisco in P.zza S.Pietro a Roma, voluto da Papa Sisto V, si accorse che le corde tirate da 140 cavalli e 800 uomini stavano allungandosi col rischio che il pesante monolito cadesse a terra. La frase viene oggi citata per esaltare l'importanza della risolutezza e della presenza di spirito di qualcuno nei momenti particolarmente difficili.

SURSUM CORDA
Il corda della esclamazione latina è invece nominativo e accusativo plurale di cor che vuol dire cuore e viene tradotto nella Messa italiana con "in alto i nostri cuori". Da quel cor (cuore)/corda (cuori) viene la parola italiana "cordiale" che come aggettivo indica una persona che ci mette il cuore nel rapportarsi con gli altri e come sostantivo riguarda una bevanda alcoolica che ti fa riprendere da un collasso ipotensivo, cioè quando sei giù di corda.

Per tornare al corda=cuori, che esiste sia rammentare-dimenticare che ricordare-scordare. Due modalità di intendere la memoria: come fatto puramente mentale razionale o come esperienza emotiva affettiva. Nel secondo caso si può vivere o morire di ricordi.

Anche di corda si può vivere o morire. Te la lanciano e ti salvano da un pozzo o dal mare in burrasca oppure te la mettono al collo come Saddam. Impiccheranno Geordie con una corda d'oro, è un privilegio raro. Nell'interpretazione dei sogni di Freud c'era un caso complesso anche per Sigmund di una signora che faceva un sogno ricorrente in cui il marito veniva impiccato. Poi il lampo di genio: la signora aveva sentito dire che gli impiccati morivano tutti con una poderosa erezione e Freud poté teorizzare che "il sogno è la realizzazione di un desiderio".

E sempre con quella radice di cuore c'è l'accordo oppure la discordia.

Però accordo è anche corde che suonano note diverse ma tra di loro armoniche. Quante vibrazioni producono le corde degli strumenti musicali se le pizzichi con le dita o col plettro, le batti con un martelletto, le freghi con il crine di cavallo di un archetto! La corda manda il cuore in risonanza. Forse non sarà solo un caso che due cose diverse si esprimono con la stessa combinazione di lettere dell'alfabeto. Ma qui le opinioni sono discordanti. :-)

Dimenticavo.... DACCORDO!?!?! (by Wanna Marchi)

9 commenti:

Pierangelo ha detto...

Quale onore!

Per l'emozione sono teso come una corda di violino!

Sulla cordata (non nel campo del business) avevo detto tempo fa qualcosina qui. Gli individualisti mi obietteranno che non ho ancora reciso molti cordoni ombelicali, anzi me ne cerco di nuovi. Ma le corde servono anche per legare, e come si fa a vivere senza i legami?

Buona giornata!

davide ha detto...

complimenti bel post, io con la corda faccio dei cordini e lego le piante di pomodori alle canne, con i lego costruisco le casette...

< em > ha detto...

p.s. tagliare la corda (by Mago Do Nascimiento)

suburbia ha detto...

pierangelo bhe' era il minimo. E vedo che la vena cordifera non si e' esaurita :-)
La foto del tuo post a cui rimandi fa venire le vertigini. ciao e buona giornata anche a te
davide anche la cordina che chiude l'arrosto :-). In genere mi trovo meglio coi fili. ciao
em gia'! Lui si e' schivato la pena...per ora. Almeno ruscissero a recuperare un po' di soldi estorti a quella povera gente. ciao

Alberto ha detto...

E infatti a Sanremo c'è piazza Bresca.

Pierangelo ha detto...

Letizia, la mia figlia più grande, mi segnala Alzaia di Erri De Luca. Lì si legge:

"Tornate alla fortezza, prigionieri della speranza" è scritto in Zaccaria (9,12) per annuncio di salvezza. La parola ebraica speranza è tivkà, che vuol dire "corda". "Tornate alla fortezza, prigionieri della corda" è la traduzione possibile del verso, che così richiamerebbe l'immagine di una liberazione di detenuti sciolti materialmente dai legami. L'ebraico muove sempre dalle cose concrete. Solo a forza di usare nel linguaggio una corda, essa diventa anche speranza. È bello per me che la speranza abbia un'anima di corda. Essa trascina, lega, consente nodi, può spezzarsi. Quando Rachele piange a Ramà i suoi figli e rifiuta ogni consolazione (Geremia 31,15), Dio le parla così: "Distogli la tua voce dal pianto e i tuoi occhi dalla lacrima perché c'è un salario per la tua azione, dichiarato da Iod/Dio, e torneranno da terra nemica. C'è una corda [speranza] per il tuo seguito, dichiarato di Iod/Dio, e torneranno figli al loro confine". Una lunga corda accompagna in esilio i deportati e una corda li riporterà a casa, riavvolgendosi senza spezzarsi.
Quando nell'Eneide (XI, 309) Virgilio scrive: spes sibi quisque, ognuno sia speranza a se stesso, esclude funi e soccorsi. È raccomandazione adatta a un alpinista impegnato in una solitaria integrale. Nella parola tivkà c'è invece il senso di essere legato a qualcuno e qualcosa che non lascia soli. Non sempre la speranza mostra la sua fibra di canapo ritorto, resistente. Però è bello sapere che essa ha quella tenacia di origine. Voglio bene alla lingua che me l'ha insegnato.

suburbia ha detto...

alberto mi era sfuggito questo commento e me ne scuso, comunque non subito ho collegato ma poi ecco qui la spiegazione che copio incolla per chi come me non la sapeva.
ciao
La Leggenda del Capitano Bresca
Il Capitano Bresca si trovava a Roma in piazza San Pietro, il 10 settembre del 1586, nel giorno in cui veniva innalzato il grande obelisco egizio, alto 26 metri, pesante 350 tonnellate. Data la delicatezza dell'operazione, guidata dall'architetto Domenico Fontana, il papa Sisto V aveva ordinato ai numerosi fedeli presenti il silenzio più assoluto, minacciando la pena di morte per i trasgressori.
Sfidando il divieto, Bresca gridò «Aiga ae corde» («Acqua alle corde») nel momento in cui le funi che sostenevano l'obelisco, surriscaldate e troppo tese, sembravano sul punto di cedere. L'avvertimento di Bresca fu seguito e il crollo dell'obelisco scongiurato. Il papa anzichè punire il capitano di Sanremo, lo ringraziò e gli offrì di scegliere lui stesso il compenso per il provvidenziale suggerimento. Bresca chiese ed ottenne il privilegio, per sè e per i suoi discendenti, di fornire le palme al Vaticano.


pierangelo un abbraccio gigante a tua figlia e un grazie a te per aver integrato ancora.
(Erri de Luca lo conoscevo solo un po' nella veste di poeta.)
Ormai abbiamo materiale per un saggio, :-)
buona giornata

Pierangelo ha detto...

Citazione vera tratta da qui:

29 marzo - "Berlusconi dopo aver illuso gli italiani peggio del mago Do Nascimento facendo credere da Do Berlusconiento che è esistente ciò che non c'è, cioè una cordata, oggi vuol far credere che Air France è disposta ad offrire di più perché lui ha alzato la voce". Antonio Di Pietro Italia dei valori

E qui il cerchio, da cui eravamo partiti, si chiude.

suburbia ha detto...

pierangelo direi che e' la conclusione perfetta. Appunto da quella cordata si era partiti e ora siamo arrivati.
E visto che parliamo di corde anziche il cerchio si chiude proporrei "il cappio", che descrive pure meglio la situazione.
(pero' Do Berlusconiento e' carina e anche molte altre citazione di quella pagina mi hanno strappato un sorriso :-)
Ciao